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 PREFERISCO IL RUMORE DEL MARE di Antonella Bertoli

Ultima domenica di agosto. Il sole inclemente fino a ieri si è lasciato avvolgere da qualche nuvola bianca, bassa e alta pressione si scontrano e il vento muove le foglie dei tamerici e delle robinie. La lunga spiaggia di Barricata è percorsa da poche persone, solitari che amano i colori smorti di un'estate che sta per finire. Se si esclude dallo sguardo il lungo camino onnipresente a strisce grigie e rosse, i colori dominanti sono il blu e l'azzurro, con qualche pennellata di un verde giallastro, ricordo della secca ed arsa calura a pennellare le erbe della sabbia. Un paesaggio meraviglioso che parla direttamente al cuore attraverso gli occhi. Il mare increspato dal vento, il mare finalmente azzurro con la spuma bianca, finalmente senza macchie d'inquinamento, finalmente a vista d'occhio perso e immenso, privo dei detriti e dell'acqua dolce e sporca che Adige e Po gli riversano quotidianamente dentro. In questa mattina spazzata dal vento sembra che la natura si stia riprendendo in mano la spiaggia. Prima che gli uomini la ricoprissero di sdraio ed ombrelloni, frighi portatili e lattine di coca. Prima che bande di famiglie dalle madri obese e dai figli incamminati sulla stessa strada a forza di patatine e merende del mulino bianco si mettessero a spalmarsi di crema solare. Prima che ragazzi dai bicipiti scolpiti da ore di palestra giocassero a tamburello sulla battigia con ragazze semi-anoressiche e i loro padri inseguissero un pallone, portandosi dietro affannati le pance arrossate dal sole. Prima. Prima che i robinson crusoe locali erigessero capanne di tronchi e iuta artificiale celeste che ora il vento frusta impietoso sottolineandone l'abbandono. Mattina di fine estate lungo la spiaggia di Barricata. Nell'estremo lembo di delta dove il fiume si getta nel mare, col canalone stranamente pulito, il ponte sollevato, le barche del porto all'ancora che beccheggiano lente, un cartello che avverte di stare attenti perché la spiaggia è priva di bagnini e personale addetto alla sicurezza. Strane cose succedono nel delta, dove il mare si mangia chilometri di sabbia ogni anno ma si affittano gli ombrelloni; dove chi li affitta pulisce fino al millimetro della "sua" sabbia e per il resto, là fino all'orizzonte l'arenile è cosparso di bidoni, lattoni, bottiglie di plastica, c'è perfino un vecchio frizeer abbandonato che la forza delle onde ha sospinto fin sulle dune.
Meravigliosa Barricata che riporti alla mente ricordi giovanili di lunghe serate attorno al fuoco e orme di gabbiani che ci avevano fatto visita silenziosi la notte. Abbandonata Barricata che ripresenti l'incuria e l'inefficienza di una Pubblica Amministrazione troppo distratta o troppo lontana per effettuare i lavori di pulizia e di sistemazione. Tanto natura, vento e mareggiate ci penseranno loro a ripetere il rito di sempre, a portarsi via le baracche abusive, i lattoni arruginiti, i tronchi sradicati in chissà quale altro porto o città. Ma ci sarà tempo domani per pensare a questo. Ora come ora mentre cammini col sole alle spalle e il vento che ti accarezza i capelli, se riesci a toglierti dagli occhi le testimonianze di una modernità disfatta ed incombente e dalla mente le incapacità degli amministratori, resta solo la bellezza. Azzurro, blu, bianco. Da lontano, sembra proprio che Venere sia nata qui.

Fabbricare, fabbricare, fabbricare.
Preferisco il rumore del mare.
(Dino Campana 1885-1932)

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